Gpl e Metano, il futuro della mobilità

Da un lato il cosiddetto Dieselgate, ovvero la falsificazione delle emissioni di vetture diesel vendute sia in Europa che Oltreoceano, ha spinto le case automobilistiche, in primis VW – la prima “beccata” ad aver modificato il software della centralina per truccare i fumi durante i test -all’annuncio della dismissione della produzione di auto diesel da qui al 2022.

Dall’altro, un inquinamento globale che, a detta degli esperti, ha riscaldato il Pianeta al punto da far sciogliere il permafrost, ovvero lo stato di ghiaccio perenne ai Poli. Sul banco degli imputati, c’è la CO2 emessa dai veicoli e dai riscaldamenti e il carbon fossile utilizzato per la produzione di energia.

A chi rimane scettico sul collegamento tra la CO2, e di altri inquinanti emessi dalle auto, basti pensare che le città sono ammorbate, come rilevato dalle centraline Arpav, e Rovigo, pur essendo un piccolo centro, non fa eccezione: Come sostenuto dal quotidiano online Rovigo in diretta, “i primi otto giorni del 2019 hanno visto in sette casi la concentrazione di polveri sottili nell’aria superare il limite previsto dalla normativa, oltre il quale si parla di aria scadente e uno solo rimanere, di poco, sotto questa soglia. Considerando gli ultimi 10 giorni, resta comunque una sola giornata entro i limiti. Situazione seria, insomma, soprattutto se si pensa che, in teoria, si dovrebbero limitare gli sforamenti a 35 in un anno”.

La soluzione, a detta di tutti, è l’elettrico. “La transizione verso una mobilità sostenibile con una crescita di modelli ibridi ed in futuro elettrici è sicuramente una strada tracciata”, si legge in una nota del Mit (Ministero dei Trasporti), che prosegue aggiungendo “intendiamo contribuire in modo concreto alla realizzazione degli obiettivi definiti dagli accordi di Parigi. L’uso di vetture alimentate con energia elettrica al posto dei combustibili fossili permette infatti di ridurre la produzione di CO2, aiutando a mantenere l’aria delle città più salubre e pulita”. Pur essendoci buone intenzioni, è lo stesso dicastero guidato da Toninelli ad ammettere che non sarà una strada né facile né immediata: “Per supportare questa evoluzione, è necessario sviluppare un sistema di infrastrutture intelligenti per la ricarica di veicoli elettrici, gestiti con le più avanzate tecnologie informatiche per il controllo e la gestione remota. Ad oggi, l’European Alternative Fuels Observatory calcola la presenza su suolo italiano di 3124 colonnine di ricarica normale e rapida, un aumento del 14% rispetto al 2017″

E non è tutto, dal momento che l’avverarsi di una mobilità sostenibile su base elettrica obbliga a fare i conti con altri seri problemi. “L’auto elettrica inquina come e forse di più di un’auto tradizionale. Ebbene sì, rassegnatevi a questa evidenza. Numerosi studi condotti da vari enti indipendenti hanno puntato l’indice su un punto cruciale della transizione dal motore endotermico al motore, ossia sulla fonte da cui proviene l’energia. Da un lato non possiamo nascondere che produrre le batterie che spingono le auto elettriche ha un impatto ambientale, e che le stesse al termine del loro ciclo vitale devono essere smaltite. E smaltire una batteria non è la stessa cosa di una pila stilo: immaginiamo l’impatto delle celle esauste che alimentano i powertrain elettrici e che periodicamente dovranno essere processate per non disperdere nell’ambiente i materiali di cui sono fatte (soprattutto litio e cobalto). Ma diamo per buono che nel giro di una decina d’anni l’industria dei rifiuti abbia trovato il modo di fronteggiare e neutralizzare questa issue. Ebbene, l’auto elettrica a questo punto continua a produrre emissioni nocive. In primo luogo, le polveri sottili, derivate dall’usura degli pneumatici e degli impianti di frenatura.

Ricapitolando, quindi, il diesel sarà sostituito dall’elettrico, ma chissà in quali tempi e con che costi per l’acquirente; ma anche le auto elettriche inquineranno per lo smaltimento delle batterie al litio e al cobalto, oltre a continuare a produrre polveri sottili dall’usura degli pneumatici e degli impianti di frenatura.

A fornire un’alternativa valida, che poi è sotto gli occhi di tutti, è la rivista Money: “Negli ultimi anni il bifuel benzina/gas si è confermato la terza scelta degli italiani dopo benzina e Diesel, sorridendo anche al portafogli e all’ ambiente: un litro di GPL costa meno della metà di un litro di benzina, garantendo costi inferiori e la possibilità di circolare durante le giornate di blocco al traffico grazie alle basse emissioni. Nonostante sia un gas derivato dal petrolio (principalmente costituito da propano e butano), il GPL inquina molto meno di un’auto a benzina, il che rende queste auto una buona alternativa di transizione verso il futuro green.
Insieme al GPL, il METANO si contende la quarta fetta delle quote di mercato dell’ultimo anno. Questo gas naturale assicura un quantitativo ancora minore di emissioni, sorridendo all’ ambiente più delle alternative a combustibile.

C’è un’ultima considerazione da fare: i più importanti marchi, in tempi recenti, hanno presentato sul mercato una nuova gamma di veicoli con motori benzina 3 cilindri turbo e a iniezione diretta, al fine di diminuire notevolmente le emissioni.

La Florgas, comunque, si sta attrezzando ad affrontare la sfida di queste nuove motorizzazioni ad iniezione diretta, la cui conversione a bifuel contribuisce in modo notevole a decrementare ulteriormente le emissioni; mentre la trasformazione dei Diesel per noi è già realtà: convertiamo le auto diesel a Gpl e i veicoli commerciali diesel a Metano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *